martedì 29 aprile 2008

Ciao Deborah

Già è uno schifo scoprire che una tua amica (parte essenziale del pubblico di questo blog) si è covata una bestia maligna nel fegato per anni. (ci siamo capiti vero?)

Averlo scoperto poi quando aspettava un bambino, e trovarsi costretta a farlo, anzi farla nascere di corsa per evitare il peggio, non dev'essere stato proprio un toccasana.

Ma avere anche fra le palle in ospedale una volontaria cattolica che ti ronza attorno come un santo avvoltoio per convincerti a battezzare la bambina, continuando a ripeterti che
Il Signore è con te mentre sei rimpinzata di medicine e intubata in ogni dove, beh è troppo per chiunque.

E Deborah ha deciso di farla finita, perché ne aveva l'anima piena di come si stavano mettendo le cose, ed è andata di persona da quel Signore per dirgli quello che ne pensava.

Io sono ateo, si sa. Ma se penso a quello che adesso lo aspetta, al "
Signore", beh, lo confesso: è la prima volta che quel maiale del padreterno mi fa un po' pena.



Signore e signori, ultimo giro: il blog chiude. Non può sopravvivere alla sua tifoseria.


Sipario




Remember, remember, the 20th of september...


Come ho già: detto,
Il Secolo XIX non è una delle mie letture preferite. Però occorre tenersi informati...

Papa Bacon

Mobilitazione anti-Papa

Giovanni Maria Plinio (An): «No a manifestazioni di protesta»
Bagnasco sui fischi: «Infondati»


Una parata laica di due giorni a Genova, concomitante con la visita di Papa Benedetto XVI in Liguria. Una piazza genovese sarà «invasa», il 17 e 18 maggio, da associazioni e centri sociali, con un appello a «mobilitarsi» rivolto a «tutti i liguri»; per lanciare «battaglie laiche» come la difesa della legge sull'interruzione di gravidanza, il riconoscimento delle coppie di fatto e i diritti degli omosessuali. E dal concentramento, verosimilmente lontano dai luoghi toccati dal Pontefice, probabilmente in un quartiere del ponente cittadino, gli organizzatori contano di muoversi in corteo, in Parade, verso il centro. L'obiettivo è quello di una «festa», con maschere, preservativi giganti e vessilli atei, sullo stile dei Gay Pride.

La macchina della sicurezza si è già messa in moto e stamattina è stato fissato a Genova un vertice tra i promotori della due giorni di protesta e gli agenti della Digos. L'allarme è scattato quando dal cartello delle sigle che hanno indetto la manifestazione è emersa la critica per la spesa pubblica (almeno 800 mila euro) destinata all'organizzazione della visita di Papa Ratzinger. Un messaggio considerato simile a quelli espressi alla vigilia dei giorni del contro-G8 genovese del luglio 2001, quando i no global denunciarono «la spesa inutile e folle di denari degli sfruttati per ospitare la lobby dei potenti della Terra».

...

per il seguito dell'articolo, QUI


lunedì 28 aprile 2008

Dixerunt - V


Primo maggio


Il papa non crede nell'evoluzionismo e c'ha ragione:
la Chiesa non s'è mai evoluta.

Andrea Rivera
Andrea Rivera
al concerto del Primo Maggio 2007

Anche se oggi, con l'amaro senno di poi,
viene (forte) il sospetto che la non-evoluzione vaticana,
metastasi bipartisan,
abbia contagiato non solo l'urbe intera
ma anche tutto lo stivale.
Trovando purtroppo un terreno fertile.
Ricco di concime.




venerdì 25 aprile 2008

Non siamo soli

Grândola, vila morena
Grândola, vila morena
Terra da fraternidade
O povo é quem mais ordena
Dentro de ti, ó cidade


Giusto perché il 25 aprile è anche o 25 de Abril


giovedì 24 aprile 2008

Palinsesto acuto

La mummia il ritorno
Stasera su Italia 1 trasmettono il film La Mummia - Il ritorno.
No, lo dico così, chissà perché mi è venuto in mente...


mercoledì 23 aprile 2008

Dixerunt - IV (Papa Césaire)

Aimé Césaire


La pressione atmosferica o, meglio, quella storica
Ingigantisce a dismisura i miei dolori
Anche se trasforma in sontuose alcune mie parole

Aimé Césaire
Aimé Césaire
(26-VI-1913 / 17-IV-2008)

i versi di Papa Césaire qui pessimamente tradotti
sono incisi sulla sua lapide al cimitero di Fort-de-France in Martinica


martedì 22 aprile 2008

O gana Paraguay!

O gana Paraguay

Dove cribbio è il Paraguay? Lì in mezzo, schiacciato da qualche parte, fra Argentina e Brasile.

Uno dice, e ti esalti tanto per un vescovo che vince le elezioni? Beh, direi di sì, visto che il vescovo al momento non è più tale, o perlomeno non esercita. Sospeso a divinis per aver mollato la curia ed essersi dedicato alla politica, oltretutto buttandosi a sinistra come avrebbe detto Totò. Troppo in odore di Teologia della liberazione per piacere a Ratzinga.

Lo accusano "di essere troppo vicino a Hugo Chavez". Chavez magari non è proprio un mio idolo, ma direi che ci sono amicizie pericolose ben peggiori. Wojtyła "santo subito" andava a braccetto con Pinochet, vuoi mettere?


lunedì 21 aprile 2008

Cardinale dietro la collina
ci sta la Pieve laica e non beghina

Dal Forum Laici leggo una notizia che minimamente deodora il letamaio in un lunedì grigio e piovoso e che, benché ligure, mi era sfuggita (la lettura del Secolo XIX, quotidiano genovese che non brilla certo per la presenza di articoli "scomodi", non è esattamente uno dei miei must: oltretutto necessiterebbe di un correttore di bozze per evitare i brani ripetuti)

Il Cardinale a scuola? C’è chi dice no

In pratica, un gruppo purtroppo minoritario di genitori di una scuola media di Pieve Ligure protesta per la futura visita del generale Bagnasco, presidente della CEI e cappellano militare del Genovesato tutto. Chiedendo di «organizzare per i loro figli una lezione “laica” alternativa» E beccandosi le critiche di tutti quegli "spiriti liberi" per i quali papa e cardinali bisogna non solo farli parlare sempre e comunque, ma anche andarli a sentire obbligatoriamente, "altrimenti non siete democratici" (direi che questa è la sintesi delle raffinate motivazioni di critica contro la protesta dei genitori non zerbini)

Inutile dire che la visita si farà e vedremo se i figli della minoranza non beghina riusciranno a scamparsela. Magari anche riducendosi a sfruttare un'assenza causata da un raffreddore diplomatico.
D'altronde non si può pretendere più di tanto da un paese che chiamandosi Pieve, ammettiamolo, parte già con un handicap clericale.

Postilla: a parte il commento nell'articolo sui "genitori dissenzienti che snocciolavano leggi", per sottolineare la laicità del quotidiano giova far notare che i genitori cattivi e miscredenti non volevano impedire la presenza del cardinale a scuola, come il titolo lascia intendere: semplicemente non volevano che i figli fossero obbligati a starlo a sentire. Nuance...


venerdì 18 aprile 2008

bonsai magique

Ferrara 0.37%


Difficile trovare motivi di consolazione nei risultati elettorali. Per cui l'arbre magique faticherà più del solito a coprire l'odore del letamaio. Cerchiamo di pensare allo 0,37% ottenuto dalla lista Abort macht frei dell'elefantino alla camera. Un po' distante dalla soglia.


giovedì 17 aprile 2008

In God they trust

Dollaro, Ratzinger in USAIl Pastore Tedesco per il suo compleanno si è regalato un viaggio negli States. E sottovoce, mentre in Italia nessuno guarda, distratti tutti per un motivo o per l'altro dai risultati elettorali, si permette pure il bel gesto di scusarsi (sebbene a modo suo e non proprio con brillanti risultati) per i vescovi birichini che hanno forse travisato il sinite parvulos evangelico.

In realtà Ratzinga è andato a cazziare le scuole cattoliche USA, colpevoli di non impartire correttamente l'insegnamento religioso; ovvero, di accettare troppo facilmente gli iscritti anche di religioni diverse. Ma pareva brutto non dire proprio niente su quell'altro argomento... anche perché qualcuno dovrebbe ricordare a Ratzinga (cosa vuoi, è l'età... ) che da quelle parti le diocesi si stanno dissanguando per le condanne dei prelati pedofili, e anche le rette degli studenti una mano la danno...

Chissà se, già che si trova da quelle parti, troverà il tempo di fare un salto in Texas dove da tempo lo aspettano per fargli un paio di domandine.

Happy birthday, mister pontifex...


martedì 15 aprile 2008

Dixerunt - III

Dixerunt


Non è facile fare del proprio meglio
in un paese come questo


Sostiene Pereira
questo almeno
sostiene Pereira
(secondo Antonio Tabucchi)


...


Ammetto di non brillare per originalità.


Come diceva quello?
Qualcosa sul non conoscere la storia e sulla condanna a ripeterla...


lunedì 14 aprile 2008

Letture - La formula del professore

La formula del professoreIo e mio figlio lo chiamavamo il professore. E lui chiamava mio figlio Rūto, radice quadrata, per via della sua testa piatta.


Una donna sola, con un figlio di dieci anni appassionato di baseball (e dalla testa piatta, come si legge nell'incipit) trova lavoro come governante presso un ex professore di matematica che dopo un incidente di macchina soffre da tempo di una curiosa e pesante infermità cerebrale: la sua memoria non riesce a mantenere più di ottanta minuti di ricordi; per cui si trova costretto a prendere nota degli avvenimenti recenti su foglietti di carta che appende con le graffette al vestito. Il più consumato è ovviamente quello che recita "La mia memoria dura solo ottanta minuti", con il quale ogni mattina si trova costretto a prendere coscienza della propria situazione mentre ricorda i sogni di oltre quindici anni prima, credendoli quelli della notte appena trascorsa.


Ogni giorno la donna si deve ripresentare all'uomo, che le ripete le stesse domande, con minime variazioni, ritrovando sempre la stessa divertita sorpresa per le combinazioni numeriche che "scopre" nelle date di nascita e in tutti i numeri che intervengono nei discorsi per lui sempre nuovi e per la donna già noti.

Fra la governante (e suo figlio, che il professore pretende che lei porti con sé perché "non si può lasciare un bambino così piccolo da solo in casa") si crea un legame forte, a dispetto della menomazione del vecchio e dei piccoli problemi quotidiani che ovviamente la particolare situazione amplifica e rende pesantemente stressanti.

Speciale è soprattutto il rapporto curioso che si crea fra l'uomo e il bambino, qualcosa che sta fra l'affetto e la protezione reciproca di nonno e nipote e la complicità dei compagni di giochi (entrambi appassionati di baseball, anche se i giocatori che il professore ricorda risalgono ad un epoca nella quale il bambino non era ancora nato)

Qua e là affiora e mi stupisce (come sempre nei romanzi del Sol Levante) la complicata vita dei giapponesi, con la loro cortesia piena di forme e il loro modo gerarchico di concepire i rapporti interpersonali. Ad esempio nei pochi dialoghi che intercorrono fra la protagonista e la cognata del professore, una vedova che da anni si occupa dell'anziano parente.


Dopo le atmosfere misteriose e un po' ambigue de L'anulare la giapponese Yoko Ogawa mi stupisce con un romanzo malinconico dove la matematica riesce ad essere una gradevole colonna sonora della storia: le "lezioncine" entusiaste sui numeri perfetti, i numeri amici e i numeri primi costituiscono una parte non indifferente del fascino bambinesco del vecchio professore (e del piacere del libro).



Ogawa Yoko
La formula del professore
Il Saggiatore


sabato 12 aprile 2008

Addio al papato

Addio al papatoÈ fatta. La mia richiesta di rinuncia al papato è stata soddisfatta: oggi ho ritirato la raccomandata inviatami dalla curia, in busta stranamente più che anonima, contenente un modulo prestampato compilato con l'autorizzazione per il parrocco ad apporre una nota sui registri, accanto alla voce riguardante la mia cresima: "il signor Topometallo [mi si conceda il vezzo dello pseudonimo] ha manifestato la volontà di non far più parte della Chiesa cattolica"

A questo punto non potrò più essere scelto come "padrino per battesimo o confermazione", e tantomeno potrò sposarmi in chiesa senza una "licenza dell'Ordinario del luogo" (curioso, pare che io possa ancora fare il testimone per gli altrui sponsali); sono escluso dai sacramenti (il pane azzimo dell'ostia non è poi quel granché di sapore, oltretutto me lo han sempre servito senza vino: vero è che all'ultima comunione ingollata ero ancora minorenne...) e mi saranno private "le esequie ecclesiastiche in mancanza di segni di pentimento" (un vecchio classico, direi: 'sti pretacci non si rassegnano mai...)

Amen, penso di sopravvivere a tutto ciò (beh, forse non alle esequie, ecclesiastiche o meno che saranno, ma me ne farò una ragione...)

Unico rimpianto: pensavo che in calce all'autorizzazione, accanto al timbro della curia arcivescovile, avrei avuto l'onore dell'autografo dell'angelo generale Bagnasco, il cappellano militare assegnato a Genova dal Kirchenführer Ratzinger; ma evidentemente de minimis non curat cardinalis, e il documento è siglato in modo non eccessivamente leggibile da qualche prelato archivista... pazienza.


venerdì 11 aprile 2008

Dixerunt - II

Ustinov


In America vi è la più ampia possibilità di scelta, ma non vi è purtroppo nulla che valga la pena di scegliere

Peter Ustinov
Peter Ustinov
(1921-2004)


So it goes

Kurt VonnegutÈ passato un anno.

Probabilmente adesso è sul pianeta Tralfamadore a fumare Pall Mall insieme a Billy Pilgrim, mentre Glenn Gould suona Bach.

Oppure è tornato a Dresda nel passato per vederla di nuovo intera. O forse ha fatto di nuovo un salto in Mozambico.

Oppure è andato sull'asteroide 25399 per capire perché cazzo gli hanno dato il suo nome.

Oppure non è da nessuna parte. E se leggesse le belinate che sto scrivendo penserebbe che aveva dei lettori davvero deficienti. E in questo caso non avrebbe torto.



Kurt Vonnegut
11-11-1922 / 11-4-2007


giovedì 10 aprile 2008

Al cuore non si comanda

il cuore di WoytilaCome accennato nel blog di Arrabbiato e come illustrato da Vauro il santo subito torna a far parlare di sé.
In pratica, i fedelissimi polacchi di Cracovia vogliono strappargli il cuore. Nel senso di reliquia, per conservarlo in sempiterna adorazione nella cattedrale.
Pare che lo stesso Wojtyła avesse espresso un simile desiderio di essere seppellito (a questo punto, non so se intendesse tutto o in parte) nella sua terra natale.

Già mi pareva di dubbio gusto la riesumazione del neuropatico di Pietralcina. Riesumazione "a scopo conservativo". Bah.

Ma l'idea che "per l'amore e la fede cattolica" si voglia disseppellire un morto, ravanargli fra quel che resta delle carni e staccarne un pezzo (fin dove sarà consentito tagliare l'aorta? "Chissà perché" mi viene in mente la libbra di carne del Mercante di Venezia...) mi sembra necrofilia allo stato puro. Nonché superstizione della più bell'acqua (santa) : pensare che un pezzo di carne putrefatta "sotto casa" irradii vibrazioni beatifiche non mi sembra tanto differente dal credere che un cornetto di corallo rosso in tasca allontani la sfortuna...

Sul blog già citato si suggerivano comunque altri possibili concorrenti per lo smembramento papale: la cittadina valdostana dove Giampaolo 2º passava le vacanze estive in passeggiate alpine, ad esempio, potrebbe richiedere in ricordo almeno un piede, qualora la richiesta di entrambe le gambe paresse eccessiva; e il policlinico Gemelli che negli ultimi anni il polacco Karol considerava ormai la terza sede papale, immagino possa vantare diritti di prelazione su diverse parti anatomiche più o meno pregiate...

In una sulfurea visione, vedo la scena del giudizio finale, con la resurrezione dei morti (e la vita del mondo che verrà amen: chiedo scusa, ho studiato dalle suore, e qualcosa rimane...) con un parzialmente risorto Wojtyła (ma non solo lui: di santi smembrati è piena la cristianità) costretto a girare per l'Europa in piena Apocalisse (sai che casino? altro che ferragosto) per riassemblarsi completamente prima di presentarsi al cospetto del Creatore...


martedì 8 aprile 2008

Parigi non brucia

Pechino 2008Sono ben lieto che la gente protesti durante il passaggio della fiaccola olimpica di Pechino, alla faccia delle ipocrisie ufficiali: per esempio oggi, durante una rassegna stampa televisiva hanno mostrato un giornale sportivo -non ricordo quale- che parlando dei fatti di Parigi (si vociferava che il sacro fuoco di Olimpia fosse stato -orrore!- spento dai manifestanti; pare invece sia stato spento dal servizio di sicurezza per far salire il tedoforo su un bus allontanandolo dalle proteste...) invocava Non spegnete quella fiamma, con retorica degna di miglior causa. D'altro canto, giusto per non perdere una buona occasione di tacere, Pechino nega vigorosamente che la fiamma sia mai stata spenta.

La situazione cinese è orrenda: lo sfruttamento dei lavoratori, come l'allegro menefreghismo di qualsiasi norma di sicurezza relativa ad ambiente e lavoro sono gli attuali marchi di fabbrica dell'ex Celeste Impero. Ipocritamente corteggiato oltre ogni decenza dal mondo occidentale che tutto perdona alla succulenta economia pechinese.
Peccato però che a smuovere l'indignazione pubblica non sembra essere tanto il pessimo esempio schiavistico di quanto avviene oltre la muraglia cinese, quanto le proteste dei monaci buddisti. O quantomeno pare che senza i recenti fatti del Tibet la fiamma avrebbe potuto attraversare il globo senza troppi problemi.

Chiariamoci subito: la Cina vuole azzerare la cultura tibetana ignorandone la storia, mascherando i fatti, impedendo l'insegnamento della lingua, soffocando come si è visto le proteste con le armi, e su questo c'è ben poco da aggiungere a quanto già detto: è una porcata imperialista bella e buona, al pari del genocidio armeno, degli stupri etnici serbi e dello sterminio dei pellerossa. E altre ce ne sarebbero.

Ma, per quel che conto, io non vedo troppo di buon occhio un Tibet "libero" (virgolette d'obbligo) in mano ai monaci: nonostante la simpatia che il buddismo sembra ispirare, non mi entusiasma l'idea di uno stato con una "religione ufficiale", come era il Tibet feudale prima di Mao, dove il capo di stato addirittura si reincarna... (giova ricordare che il Dalai Lama ha anche simpatiche idee su matrimonio, sessualità e altro, non troppo dissimili da quelle del Pastore Tedesco)

Sarò il solito ateo miscredente, lo so, ma ho anche un po' di memoria, finché l'Alzheimer mi risparmia, e ricordo ancora gli entusiasmi di anni addietro (no, no, non "degli altri": c'ero dentro anch'io, ovvio) per la rivoluzione guidata dagli imam in Iran contro il regime dello Scià (e adesso eccoci qui -io per primo- a difendere giustamente a spada tratta il film Persepolis); come pure ricordo Lech Walesa e Solidarnosc (sull'ortografia degli accenti polacchi chiedo la clemenza della corte) sostenuti ad oltranza contro il mostro comunista dal santo subito Woytila, e adesso la Polonia dei due gemellini Kaczynski è uno dei baluardi della reazione più bieca: a parte la seccatura di averli fra i santissimi, meno male che almeno in questo caso l'Europa -poco- può fare da freno.

Timeo di trovarmi domani a parlare del regime totalitario di Lhasa...


domenica 6 aprile 2008

Letture - L'anulare

L'anulare, Yoko OgawaBeh, decisamente curioso.

Una ragazza, dopo un incidente sul lavoro in una fabbrica di bibite dove si è procurata una piccolissima amputazione dell'anulare (quello del titolo, appunto), trova un impiego nel curioso laboratorio del signor Deshimaru, che prepara "esemplari" dagli oggetti più disparati ed eterogenei che gli vengono affidati dai clienti.

Lo stile tranquillo e lineare avvolge il lettore in un'atmosfera rarefatta, a tratti un po' morbosa (specie nel rapporto che viene a crearsi tra la ragazza e il principale): robe da giapponesi, diciamocelo ^__^

Molto bello e avvincente, nonostante (o forse grazie a ^_^) la morbida calma della narrazione.



Incipit:

Lavoro in questo laboratorio da quasi un anno. Poiché è un lavoro completamente diverso da quello che facevo prima, all'inizio ero un po' disorientata. Ma ora mi sono del tutto ambientata. Mi destreggio perfettamente con i registri, so battere a macchina, sono in grado di rispondere con gentile professionalità alle domande sulle funzioni del laboratorio che mi vengono poste al telefono. E chi chiama rimane soddisfatto e rassicurato dalle mie risposte: il giorno dopo infatti vengono a bussare, stringendo al petto i loro preziosi oggetti.




Ogawa Yoko
(rigorosamente alla nipponica, prima il cognome!)
L'anulare
adelphi


Letture - MM Rossa

MM Rossa Ferruccio ParazzoliEntro in ascensore, schiaccio il pulsante zero e dall'ottavo piano, dove vivo, mi ritrovo a livello asfalto, piazzale Loreto, giusto all'imbocco del subway, via sotterranea, Linea 1, MM Rossa.


Pensavo a un vero viaggio nelle stazioni della linea rossa di Milano, invece si tratta di una serie di schizzi umani e d'ambiente, una collezione di immagini e sensazioni raccolte dall'autore durante i suoi giornalieri viaggi dalla propria casa in piazzale Loreto (vero protagonista di molti paragrafi) verso il ricovero del vecchio padre al Trivulzio (corda alla quale sono purtroppo ancora sensibile)

Piazzale Loreto, dicevo. Storicamente noto, troppo noto, ma reso urbanisticamente anonimo dai milanesi stessi, al punto di aver voluto dimenticare davanti a quale palazzo vennero appesi i cadaveri di Mussolini e Claretta:

e se qualcuno ti chiede dove abiti e tu gli dici "piazzale Loreto", e il forestiero dice "Ah, piazzale Loreto, non è quello di..." "Precisamente" lo blocchi "quello di Upim e di Coin". Che va mai cercando l'intruso, quali fantasmi rimemora?

Immagino che un milanese apprezzi meglio di me le descrizioni di certi angoli della città, se non proprio nascosti e segreti quantomeno defilati e non troppo pubblicizzati.
Ho comunque gradito il libercolo, anche se Parazzoli (ma lo avevo messo in conto) visita un po' troppe Madonne e Santi per i miei gusti. Ma mi piace come scrive, è lo stile che -dannazione e verde invidia- vorrei avere io.



Ferruccio Parazzoli
MM Rossa
Mondadori


sabato 5 aprile 2008

Suor Gaia


Cambia sesso e diventa suora: adesso veglia per i gay
(Dal corriere)

 suora gay, suor maria teresa di batignollesD'accordo, io non ho alcun titolo per criticare, sono un ateo miscredente e senza valori e cosa ne posso sapere di fede e blablabla; d'accordo, ma i gay (trans, LGT... fate voi) che ad ogni costo vogliono essere riconosciuti nel seno di Santa Madre Chiesa, come pure le donne (e non sono poche!) che si convertono all'Islam, mi hanno sempre fatto pensare a quelli che (secondo un detto genovese) si vanno a cercare il male come i medici: i gay in una congrega omofoba al massimo grado, e le donne in una religione che di più maschilista non me ne vengono in mente.

Insomma come se un vegetariano volesse a tutti i costi fare il garzone in una macelleria...




doverose note di copyright:
la suora del disegno (no, non è un uomo, nonostante la prima impressione), che alla faccia del disclaimer non toglierò neanche su ordine del Sant'Uffizio è la fenomenale Suor Marie-Thérèse de Batignolles, (ahimé poco nota in questi lidi) creatura del geniale fumettista francese Maëster


venerdì 4 aprile 2008

Dixerunt - I

Amadou Hampate Ba


Quando un vecchio muore,
è una biblioteca che brucia


giovedì 3 aprile 2008

Letture - Il campo del vasaio

Montalbano, campo del vasaio
L'arrisbigliò una tuppiata forte e insistente alla porta di casa, tuppiavano alla dispirata, con le mano e con i pedi, ma curiosamente non sonavano il campanello.


Il campo del vasaio. Pagato con i trenta denari di Giuda. Luogo-simbolo del tradimento.

E il tradimento è il leitmotiv di questa storia del commissario Montalbano. Dove forse il lato poliziesco è un po' meno elaborato rispetto ad altre storie, e mi si è disvelato più facilmente. Vuoi per la mia somma intelligenza di lettore ormai scafato, vuoi (soprattutto, dannazione) per le note sui risvolti di copertina che manca poco ti rivelano anche il finale fingendo di mascherarlo dietro giri di parole (SPOILER: sfido chiunque a leggerle e a non capire quale personaggio dell'universo vigatese è mascherato dietro la definizione di paladino)

Ciononostante, il romanzo mi ha acchiappato come e più delle altre storie di Camilleri. Mettici i giochi letterari (le citazioni di titoli, per tacere della scena di Montalbano che legge un libro di Camilleri...), mettici i tormentoni soliti di Catarella e Fazio, sempre gli stessi ma sempre variati, mettici gli sviluppi di vario genere della storia con Livia, mettici il povero Montalbano che comincia a sentire qualche scricchiolìo dell'età e ciononostante continua a comportarsi da Dio di quart'ordine, come lo accusò Livia tempo addietro, sempre però riuscendo a salvare capra e cavoli (o almeno le capre e i cavoli che gli stanno a cuore...)

Benché leggermente più spesso dei soliti Camilleri di Sellerio, l'ho letto in un giorno, costringendomi a fare le ore piccole per finirlo prima di dormire. Buon segno per il gradimento della lettura, pessimo per il sonno da recuperare...

Andrea Camilleri
Il campo del vasaio
Sellerio



Che Pizza

elezioni, rinvio, referendumE ora, grazie alla Sardina Bianca, anche la minaccia di un rinvio delle elezioni.

A parte la figura internazionale da peracottari (una più, una meno, ormai...) confesso che però non mi dispiacerebbe. Anche perché un rinvio non potrebbe certo essere di due o tre giorni. Si corre il rischio di slittare quanto basta per rimettere in concorso il referendum sulla legge elettorale.

E lì vorrei vederli, quelli che oggi dicono "È vero, la legge elettorale fa schifo, ma non c'era il tempo per cambiarla, ma era colpa di questo, era colpa di quello, meglio votare poi fare le riforme..."
Chi avrebbe il coraggio di mettersi contro la modifica del Porcellum? Ah, a quali fantastiche arrampicate sui vetri potremmo assistere...

Ma temo che il tutto si dissolverà come lacrime nella pioggia, i due Veltruscojoni sono ben compatti nel non volere rinvii. Peccato.


Bologna batte Ferrara 1-0

Ferrara zitito
Lo so. Non è democratico assalire un comizio. Senza se e senza ma.


Però la carne è debole, e certe notizie fan bene al cuore.
Pure la scena deamicisiana del funzionario Digos che schiaffeggia un agente perché picchia una manifestante.

Me ne vergogno, ma godo.


mercoledì 2 aprile 2008

Cognizione di causa

Brogli, Berlusconi

Berlusconi continua ad abbaiare sul rischio di brogli alle elezioni.

Ha ragione.

Ad esempio, l'anno scorso in Sicilia : ...falsificazione di oltre 450 preferenze in altrettante schede, a favore di un candidato consigliere comunale e due di circoscrizione, facenti parte della stessa lista, denominata "Azzurri per Cammarata" e apparentata al sindaco di FI, poi risultato eletto.