Sono ben lieto che la gente protesti durante il passaggio della fiaccola olimpica di Pechino, alla faccia delle ipocrisie ufficiali: per esempio oggi, durante una rassegna stampa televisiva hanno mostrato un giornale sportivo -non ricordo quale- che parlando dei fatti di Parigi (si vociferava che il sacro fuoco di Olimpia fosse stato -orrore!- spento dai manifestanti; pare invece sia stato spento dal servizio di sicurezza per far salire il tedoforo su un bus allontanandolo dalle proteste...) invocava Non spegnete quella fiamma, con retorica degna di miglior causa. D'altro canto, giusto per non perdere una buona occasione di tacere, Pechino nega vigorosamente che la fiamma sia mai stata spenta.La situazione cinese è orrenda: lo sfruttamento dei lavoratori, come l'allegro menefreghismo di qualsiasi norma di sicurezza relativa ad ambiente e lavoro sono gli attuali marchi di fabbrica dell'ex Celeste Impero. Ipocritamente corteggiato oltre ogni decenza dal mondo occidentale che tutto perdona alla succulenta economia pechinese.
Peccato però che a smuovere l'indignazione pubblica non sembra essere tanto il pessimo esempio schiavistico di quanto avviene oltre la muraglia cinese, quanto le proteste dei monaci buddisti. O quantomeno pare che senza i recenti fatti del Tibet la fiamma avrebbe potuto attraversare il globo senza troppi problemi.
Chiariamoci subito: la Cina vuole azzerare la cultura tibetana ignorandone la storia, mascherando i fatti, impedendo l'insegnamento della lingua, soffocando come si è visto le proteste con le armi, e su questo c'è ben poco da aggiungere a quanto già detto: è una porcata imperialista bella e buona, al pari del genocidio armeno, degli stupri etnici serbi e dello sterminio dei pellerossa. E altre ce ne sarebbero.
Ma, per quel che conto, io non vedo troppo di buon occhio un Tibet "libero" (virgolette d'obbligo) in mano ai monaci: nonostante la simpatia che il buddismo sembra ispirare, non mi entusiasma l'idea di uno stato con una "religione ufficiale", come era il Tibet feudale prima di Mao, dove il capo di stato addirittura si reincarna... (giova ricordare che il Dalai Lama ha anche simpatiche idee su matrimonio, sessualità e altro, non troppo dissimili da quelle del Pastore Tedesco)
Sarò il solito ateo miscredente, lo so, ma ho anche un po' di memoria, finché l'Alzheimer mi risparmia, e ricordo ancora gli entusiasmi di anni addietro (no, no, non "degli altri": c'ero dentro anch'io, ovvio) per la rivoluzione guidata dagli imam in Iran contro il regime dello Scià (e adesso eccoci qui -io per primo- a difendere giustamente a spada tratta il film Persepolis); come pure ricordo Lech Walesa e Solidarnosc (sull'ortografia degli accenti polacchi chiedo la clemenza della corte) sostenuti ad oltranza contro il mostro comunista dal santo subito Woytila, e adesso la Polonia dei due gemellini Kaczynski è uno dei baluardi della reazione più bieca: a parte la seccatura di averli fra i santissimi, meno male che almeno in questo caso l'Europa -poco- può fare da freno.
Timeo di trovarmi domani a parlare del regime totalitario di Lhasa...
Sarò il solito ateo miscredente, lo so, ma ho anche un po' di memoria, finché l'Alzheimer mi risparmia, e ricordo ancora gli entusiasmi di anni addietro (no, no, non "degli altri": c'ero dentro anch'io, ovvio) per la rivoluzione guidata dagli imam in Iran contro il regime dello Scià (e adesso eccoci qui -io per primo- a difendere giustamente a spada tratta il film Persepolis); come pure ricordo Lech Walesa e Solidarnosc (sull'ortografia degli accenti polacchi chiedo la clemenza della corte) sostenuti ad oltranza contro il mostro comunista dal santo subito Woytila, e adesso la Polonia dei due gemellini Kaczynski è uno dei baluardi della reazione più bieca: a parte la seccatura di averli fra i santissimi, meno male che almeno in questo caso l'Europa -poco- può fare da freno.
Timeo di trovarmi domani a parlare del regime totalitario di Lhasa...





