Pensavo a un vero viaggio nelle stazioni della linea rossa di Milano, invece si tratta di una serie di schizzi umani e d'ambiente, una collezione di immagini e sensazioni raccolte dall'autore durante i suoi giornalieri viaggi dalla propria casa in piazzale Loreto (vero protagonista di molti paragrafi) verso il ricovero del vecchio padre al Trivulzio (corda alla quale sono purtroppo ancora sensibile)
Piazzale Loreto, dicevo. Storicamente noto, troppo noto, ma reso urbanisticamente anonimo dai milanesi stessi, al punto di aver voluto dimenticare davanti a quale palazzo vennero appesi i cadaveri di Mussolini e Claretta:
e se qualcuno ti chiede dove abiti e tu gli dici "piazzale Loreto", e il forestiero dice "Ah, piazzale Loreto, non è quello di..." "Precisamente" lo blocchi "quello di Upim e di Coin". Che va mai cercando l'intruso, quali fantasmi rimemora?
Immagino che un milanese apprezzi meglio di me le descrizioni di certi angoli della città, se non proprio nascosti e segreti quantomeno defilati e non troppo pubblicizzati.
Ho comunque gradito il libercolo, anche se Parazzoli (ma lo avevo messo in conto) visita un po' troppe Madonne e Santi per i miei gusti. Ma mi piace come scrive, è lo stile che -dannazione e verde invidia- vorrei avere io.
Ferruccio Parazzoli
MM Rossa
Mondadori
MM Rossa
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