Una donna sola, con un figlio di dieci anni appassionato di baseball (e dalla testa piatta, come si legge nell'incipit) trova lavoro come governante presso un ex professore di matematica che dopo un incidente di macchina soffre da tempo di una curiosa e pesante infermità cerebrale: la sua memoria non riesce a mantenere più di ottanta minuti di ricordi; per cui si trova costretto a prendere nota degli avvenimenti recenti su foglietti di carta che appende con le graffette al vestito. Il più consumato è ovviamente quello che recita "La mia memoria dura solo ottanta minuti", con il quale ogni mattina si trova costretto a prendere coscienza della propria situazione mentre ricorda i sogni di oltre quindici anni prima, credendoli quelli della notte appena trascorsa.
Ogni giorno la donna si deve ripresentare all'uomo, che le ripete le stesse domande, con minime variazioni, ritrovando sempre la stessa divertita sorpresa per le combinazioni numeriche che "scopre" nelle date di nascita e in tutti i numeri che intervengono nei discorsi per lui sempre nuovi e per la donna già noti.
Fra la governante (e suo figlio, che il professore pretende che lei porti con sé perché "non si può lasciare un bambino così piccolo da solo in casa") si crea un legame forte, a dispetto della menomazione del vecchio e dei piccoli problemi quotidiani che ovviamente la particolare situazione amplifica e rende pesantemente stressanti.
Speciale è soprattutto il rapporto curioso che si crea fra l'uomo e il bambino, qualcosa che sta fra l'affetto e la protezione reciproca di nonno e nipote e la complicità dei compagni di giochi (entrambi appassionati di baseball, anche se i giocatori che il professore ricorda risalgono ad un epoca nella quale il bambino non era ancora nato)
Qua e là affiora e mi stupisce (come sempre nei romanzi del Sol Levante) la complicata vita dei giapponesi, con la loro cortesia piena di forme e il loro modo gerarchico di concepire i rapporti interpersonali. Ad esempio nei pochi dialoghi che intercorrono fra la protagonista e la cognata del professore, una vedova che da anni si occupa dell'anziano parente.
Dopo le atmosfere misteriose e un po' ambigue de L'anulare la giapponese Yoko Ogawa mi stupisce con un romanzo malinconico dove la matematica riesce ad essere una gradevole colonna sonora della storia: le "lezioncine" entusiaste sui numeri perfetti, i numeri amici e i numeri primi costituiscono una parte non indifferente del fascino bambinesco del vecchio professore (e del piacere del libro).
Ogawa Yoko
La formula del professore
Il Saggiatore
La formula del professore
Il Saggiatore





