giovedì 3 aprile 2008

Letture - Il campo del vasaio

Montalbano, campo del vasaio
L'arrisbigliò una tuppiata forte e insistente alla porta di casa, tuppiavano alla dispirata, con le mano e con i pedi, ma curiosamente non sonavano il campanello.


Il campo del vasaio. Pagato con i trenta denari di Giuda. Luogo-simbolo del tradimento.

E il tradimento è il leitmotiv di questa storia del commissario Montalbano. Dove forse il lato poliziesco è un po' meno elaborato rispetto ad altre storie, e mi si è disvelato più facilmente. Vuoi per la mia somma intelligenza di lettore ormai scafato, vuoi (soprattutto, dannazione) per le note sui risvolti di copertina che manca poco ti rivelano anche il finale fingendo di mascherarlo dietro giri di parole (SPOILER: sfido chiunque a leggerle e a non capire quale personaggio dell'universo vigatese è mascherato dietro la definizione di paladino)

Ciononostante, il romanzo mi ha acchiappato come e più delle altre storie di Camilleri. Mettici i giochi letterari (le citazioni di titoli, per tacere della scena di Montalbano che legge un libro di Camilleri...), mettici i tormentoni soliti di Catarella e Fazio, sempre gli stessi ma sempre variati, mettici gli sviluppi di vario genere della storia con Livia, mettici il povero Montalbano che comincia a sentire qualche scricchiolìo dell'età e ciononostante continua a comportarsi da Dio di quart'ordine, come lo accusò Livia tempo addietro, sempre però riuscendo a salvare capra e cavoli (o almeno le capre e i cavoli che gli stanno a cuore...)

Benché leggermente più spesso dei soliti Camilleri di Sellerio, l'ho letto in un giorno, costringendomi a fare le ore piccole per finirlo prima di dormire. Buon segno per il gradimento della lettura, pessimo per il sonno da recuperare...

Andrea Camilleri
Il campo del vasaio
Sellerio