
La maison d'Ailleurs. Ovvero La casa dell'Altrove. Nome alquanto evocativo di un "museo della fantascienza" situato nella stazione termale di Yverdon-les-Bains, paese della Svizzera francese (o meglio romanda, come preferiscono dire da quelle parti) sulle rive del lago di Neuchâtel. Nome sentito, anzi letto per la prima volta trenta e passa anni fa su una rivista di fantascienza (la storica e mitica Robot)
Affascinato dal nome e dall'idea di un simile museo, promisi a me stesso che prima o poi sarei riuscito ad andare in Isvizzera a vederlo (lo so, non è esattamente una di quelle promesse che cambiano il corso di un'esistenza, come il desiderio di andare nella foresta amazzonica o sulla Luna, ma mi si passi il momento vagamente epico)
E in questa assurda Pasqua di fine marzo riesco a mantenere la promessa. Más vale tarde que nunca. Sono andato così a beccarmi una barcata di freddo e neve (ti saluto al momento epico) nel cantone alpino del Vaud, per visitare alla Maison d'Ailleurs suddetta la mostra in corso, L'Expo qui rend fou. Ovvero La mostra che rende pazzi. Evocativo anche questo, direi.
L'expo si basa sul famoso taccuino (beh, famoso fra noi pazzoidi che conosciamo l'argomento) dove H. P. Lovecraft annotava con brevi frasi le idee che gli passavano per la mente (geniale e malata, siamo d'accordo) e che sarebbero potute diventare lo spunto di un racconto, di un romanzo, una poesia o chissà che altro. E se alcune idee sono state effettivamente sviluppate e sono riconoscibili nelle antologie dello scrittore entrate fra i classici dell'orrore, oggi (a 70 anni da poco compiuti dalla morte del solitario di Providence) rimangono ancora oltre duecento note "inutilizzate". La Maison, giusto per celebrare i 70 anni dal trapasso, ha invitato un'iradiddio di artisti a disegnare, dipingere, insomma creare delle opere ispirandosi a uno o più di questi spunti inutilizzati.
Giunto sabato a Yverdon, mi reco subito in pellegrinaggio alla visita. La Maison è proprio nella piazza principale del paese, di fronte al vetusto castello sede del locale museo archeo-storico-geo-folk-... insomma di tutto un po'.
La mostra occupa tutti i piani (purtroppo anche l'espace Jules Verne dedicato allo scrittore francese e che avrei voluto ammirare, è temporaneamente "invaso") Disegni, dipinti, collage, c'è di tutto. Opere "serie" che ricreano gli incubi di HPL nel bianco e nero della china o con gli splendidi colori dell'aerografo. Ma anche opere divertenti, strizzate d'occhio per gli appassionati (ad esempio, fra le tante versioni del cane vampiro -uno dei soggetti più gettonati- mi fa ridere quella che rappresenta la mostruosa bestia ritta in piedi, vestita con le ricche vesti e le trine di un nobile, si suppone valacco o transilvano) e vere e proprie prese per il Cthulhu (uno per tutti: un mostro tentacolare, viscido e inquietante come giustamente ci si aspetta da un delirio lovecraftiano, immerso in una pozza nella quale galleggia una sorridente paperella di gomma...)
Oltre al sottoscritto, ad ammirare le opere in un silenzio quasi religioso (rotto solo dal cigolio dei pavimenti in legno) un discreto numero di persone di varia età ed estrazione: giovani dark con piercing e capelli fuchsia, anziani intellettuali con riviste e papiri sottobraccio, coppie e coppiette di turisti, e perché no anche famigliole felici con tanto di pargoli. Sulle prime mi stupisco un po' nel vedere bambini in età prescolare in giro fra i corridoi tappezzati di visioni da incubo, ma come pedagogo faccio proprio pena: i bimbi mostrano di divertirsi un sacco di fronte a quelle immagini nate per terrorizzare.
La ragazza alla biglietteria, con la quale scambio due parole, mi conferma che la mostra ha avuto successo, e tutto sommato -mi rivela con un sorriso birichino- a lei il fatto che per questa Pasqua abbiano previsto brutto tempo non dispiace tanto, così entrano più turisti a visitare l'expo...
Affascinato dal nome e dall'idea di un simile museo, promisi a me stesso che prima o poi sarei riuscito ad andare in Isvizzera a vederlo (lo so, non è esattamente una di quelle promesse che cambiano il corso di un'esistenza, come il desiderio di andare nella foresta amazzonica o sulla Luna, ma mi si passi il momento vagamente epico)
E in questa assurda Pasqua di fine marzo riesco a mantenere la promessa. Más vale tarde que nunca. Sono andato così a beccarmi una barcata di freddo e neve (ti saluto al momento epico) nel cantone alpino del Vaud, per visitare alla Maison d'Ailleurs suddetta la mostra in corso, L'Expo qui rend fou. Ovvero La mostra che rende pazzi. Evocativo anche questo, direi.
L'expo si basa sul famoso taccuino (beh, famoso fra noi pazzoidi che conosciamo l'argomento) dove H. P. Lovecraft annotava con brevi frasi le idee che gli passavano per la mente (geniale e malata, siamo d'accordo) e che sarebbero potute diventare lo spunto di un racconto, di un romanzo, una poesia o chissà che altro. E se alcune idee sono state effettivamente sviluppate e sono riconoscibili nelle antologie dello scrittore entrate fra i classici dell'orrore, oggi (a 70 anni da poco compiuti dalla morte del solitario di Providence) rimangono ancora oltre duecento note "inutilizzate". La Maison, giusto per celebrare i 70 anni dal trapasso, ha invitato un'iradiddio di artisti a disegnare, dipingere, insomma creare delle opere ispirandosi a uno o più di questi spunti inutilizzati.
Giunto sabato a Yverdon, mi reco subito in pellegrinaggio alla visita. La Maison è proprio nella piazza principale del paese, di fronte al vetusto castello sede del locale museo archeo-storico-geo-folk-... insomma di tutto un po'.
La mostra occupa tutti i piani (purtroppo anche l'espace Jules Verne dedicato allo scrittore francese e che avrei voluto ammirare, è temporaneamente "invaso") Disegni, dipinti, collage, c'è di tutto. Opere "serie" che ricreano gli incubi di HPL nel bianco e nero della china o con gli splendidi colori dell'aerografo. Ma anche opere divertenti, strizzate d'occhio per gli appassionati (ad esempio, fra le tante versioni del cane vampiro -uno dei soggetti più gettonati- mi fa ridere quella che rappresenta la mostruosa bestia ritta in piedi, vestita con le ricche vesti e le trine di un nobile, si suppone valacco o transilvano) e vere e proprie prese per il Cthulhu (uno per tutti: un mostro tentacolare, viscido e inquietante come giustamente ci si aspetta da un delirio lovecraftiano, immerso in una pozza nella quale galleggia una sorridente paperella di gomma...)
Oltre al sottoscritto, ad ammirare le opere in un silenzio quasi religioso (rotto solo dal cigolio dei pavimenti in legno) un discreto numero di persone di varia età ed estrazione: giovani dark con piercing e capelli fuchsia, anziani intellettuali con riviste e papiri sottobraccio, coppie e coppiette di turisti, e perché no anche famigliole felici con tanto di pargoli. Sulle prime mi stupisco un po' nel vedere bambini in età prescolare in giro fra i corridoi tappezzati di visioni da incubo, ma come pedagogo faccio proprio pena: i bimbi mostrano di divertirsi un sacco di fronte a quelle immagini nate per terrorizzare.
La ragazza alla biglietteria, con la quale scambio due parole, mi conferma che la mostra ha avuto successo, e tutto sommato -mi rivela con un sorriso birichino- a lei il fatto che per questa Pasqua abbiano previsto brutto tempo non dispiace tanto, così entrano più turisti a visitare l'expo...





