venerdì 28 marzo 2008

Letture - Éloge du gaucher

Eloge du gaucher, elogio del mancinoElogio del mancino. Ovviamente scritto da un mancino, anzi da uno che, come me, appartiene a quel gruppo di mulatti che vengono definiti ambidestri (nel mio caso, ambimaldestri) e che in genere si trovano schierati, volenti o nolenti, dalla parte della "minoranza rejetta".

A dirla tutta, mi hanno sempre rejettato ben poco. Nonostante i primi due anni di elementari dalle suore, non ho mai subìto quelle classiche vessazioni fisiche e morali che una volta si raccontavano fossero inflitte ai bambini che mostravano una predisposizione a scrivere con la sinistra. E anche fra le mie conoscenze mancine o "mulatte", non ricordo racconti di particolari esperienze traumatiche. Niente bacchettate sulle dita, niente mani legate dietro la schiena. Nei favolosi anni 60 (e dopo) probabilmente certe cose non si usavano più. In Italia.

Il sospetto che in Francia le cose fossero un po' meno facili per i miei confrères gauchers mi era venuto qualche anno fa, durante una vacanza ad Arles: i gestori della pensione dove alloggiavo, coi quali ero in buoni rapporti seppure non proprio in confidenza, mi stavano parlando del loro figliolo, che aveva appena cominciato le scuole, e preoccupati mi dicevano che aveva dei problemi a tenere le matite. Con il massimo candore dissi una cosa del tipo "Non sarà mancino?" Ricordavo infatti di averlo visto disegnare usando sia pure un po' goffamente i colori con una mano e con l'altra. Il pesante e gelido silenzio che seguì la mia - credevo innocua - domanda mi fece capire che l'avevo fatta fuori dal bulacco; non ricordo quale angelo passò, forse un altro ospite in cerca di assistenza, per toglierci dall'impasse nel quale i miei anfitrioni annaspavano con smozzicati "Ma no... non penso... non dovrebbe...". In cuor mio attribuii la causa dell'imbarazzo ad una scarsa padronanza del francese che mi aveva fatto usare un'espressione sbagliata, anche se al momento mi sfuggiva quale, visto che avevo usato non più di quattro parole in croce. Ma non avevo tutti i torti, l'espressione sbagliata era proprio quell'infamante gaucher col quale senza volere avevo bollato il pargolo con un marchio di sinistra infamia.

Non so cosa successe al bimbo, la vacanza era ormai finita e da allora non sono più tornato ad Arles. Ma la lettura di questo Éloge du gaucher mi ha un po' preoccupato sulla sua sorte. Sia pure abbandonandosi ad esagerazioni ad effetto, giusto per épater le lecteur, l'autore descrive esempi di vero e proprio razzismo e apartheid nei confronti di noi levogiri, ad esempio il caso di una ragazza rifiutata dai genitori del fidanzato che al primo incontro "ufficiale" la vedono sollevare la tazza da tè con la mano sinistra. A parte poi il descrivere le vessazioni fisiche già citate che a me furono evitate e che invece Oltralpe sembra venissero inferte anche recentemente a destra e a manca (è proprio il caso di dirlo), nonché un'analisi del termine gauche e dei suoi derivati e sinonimi inquietanti come i corrispondenti italiani di sinistro...

Graziosa la galleria dei "tipi" di mancino, quasi tutti devo dire più o meno internazionali: tanto per citare, anch'io ho avuto a che fare con mancini "guerriglieri" che con uno zelo degno forse di miglior causa non perdono occasione per portare il discorso sul verso delle forbici, delle lame dei coltelli e dei cacciavite; mentre mi manca (come conoscenza, non che senta il bisogno di incontrarlo) il "pentito", quello che si vergogna della propria diversità e si sforza con risultati a volte catastrofici di usare la mano "normale", quasi un traditore della propria casta che nel libro viene associato ai collaborazionisti di Vichy (nientemeno!)

Non mancano ovviamente gli elenchi di mancini famosi, e finalmente trovo anche un'ottima linea di difesa per quello che è veramente il grande marchio di infamia per noi mancini, ovvero l'appartenenza alla nostra non troppo ristretta élite di un elemento davvero difficilmente difendibile, e non sto parlando di Jack lo Squartatore (che anzi è quasi fonte di macabro orgoglio: era un sanguinario serial killer, vero, ma bisogna ammettere che è riuscito a non farsi mai beccare da Scotland Yard, checché ne racconti Alan Moore...)

Ammettiamolo: noi sinistri di vario genere un po' di complesso di superiorità ce lo portiamo dietro, vuoi per controbilanciare la già citata pessima corrente di pensiero che vuole la sinistra come mano del diavolo, e vuoi perché comunque siamo i migliori!!! Ma come fai a farti prendere da entusiasmo quando sai che fra i mancini più noti è presente il più imbranato e incapace dei presidenti degli Stati Uniti d'America, quel Gerald Ford passato alla storia non certo per l'opera politica ma per il numero di goffe cadute dalle scale, documentate da filmati ufficiali?

L'ipotesi non del tutto bizantina esposta nel libro (un vero toccasana per il nostro left pride) si può riassumere così: in realtà Gerald Ford non era mancino, era solo talmente fesso da non distinguere la destra dalla sinistra neanche quando doveva usare le mani per scrivere... :-)