domenica 26 agosto 2007

BiblioLisboa - O Português que nos pariu

Dopo anni che non tornavo a Lisbona, sono finalmente riuscito a curare la mia carenza di bacalhau nel sangue, nonché a rimpolpare il lato lusofono della mia biblioteca: fra i tanti acquisti, questo O Português que nos pariu, successo editoriale brasiliano di quest'anno. Già il titolo non è male: Il portoghese che ci ha generati, richiama uno dei più comuni insulti portoghesi ovvero puta que pariu, dove quel "puta" che generò l'oggetto dell'insulto credo non necessiti traduzione.

Si tratta di un riassunto della storia portoghese "in salsa carioca" ovvero rivisitata da una giornalista di Rio che ricerca nei momenti "topici" le radici del carattere e della società brasiliana: a partire dai colori della bandiera gialla e verde che non rappresentano (come mentono i libri di scuola, con buona tradizione internazionale) l'oro e le coltivazioni, ma semplicemente i colori araldici della casa regnante ai tempi dell'impero portoghese; casa regnante (i Bragança) che viene definita come perfettamente brasileira: metà di loro erano beghini e conservatori, l'altra metà "surfisti" preoccupati solo di passare il tempo a divertirsi con la corte, magari sulle spiagge che qualche secolo dopo diventeranno Copacabana.

Pur parlando sempre dei brasiliani con un "noi" che può sembrare quasi compiaciuto, l'autrice non risparmia le critiche ai propri connazionali: quando raccontando delle varie invasioni di celti, latini, visigoti, arabi... che hanno formato quella che non si sa come qualcuno definisce "razza portoghese", cita la tanto sbandierata ma non si sa quanto reale "uguaglianza razziale" fra le diverse tonalità di pelle presenti all'ombra del Cristo Rei; o quando narra della storia della umanissima tradizione di "sgozzare i nemici", tuttora praticata in diversi quartieri e penitenziari brasiliani, e appresa dagli infedeli musulmani, per i quali il taglio della gola nemica era un dovere coranico (secondo il santo libro per risparmiare sofferenze...)

E neanche il mio campanilismo genovese può restare serio quando, parlando delle scoperte geografiche e dell'impresa di Colombo (che i portoghesi non vollero finanziare, mandandolo in tutti i sensi a quel paese) l'autrice chiede al lettore cosa penserebbe se, forzando l'analogia, ai nostri giorni un volo diretto a Calcutta (ovvero nelle vere Indie), finisse nei Caraibi...

Bello, leggero e divertente, ma anche completo ed esaustivo.
Sorvolando il fatto che i termini e le espressioni prettamente brasiliane hanno messo non poco in crisi il mio portuguezinho da turista appreso bene o male no continente: e una nota del traduttore (già, traduttore: quella che ho comprato è la versione portoghese "per portoghesi" e non "per brasiliani") avvisa che i termini e le forme brasiliane non sono state modificate, ci si è limitati a ritoccare un po' l'ortografia...


domenica 19 agosto 2007

Ferragosto Lisboeta - Viaggio di andata

Sorvoliamo, per così dire, sul viaggio: se nei bei tempi passati mi potevo permettere una bella quarantore ferroviaria per raggiungere Lisbona, quest’anno mi sono dovuto arrendere e scegliere l’aereo: i bei treni notturni che da Zena mi portavano (e sicuramente portavano con me tutto il mio bagaglio...) alla prima tappa del percorso, cioè al confine spagnolo, sono stati soppressi dalla geniale revisione delle ferrovie italiane falsamente privatizzate. E fin qui, niente da obiettare (si fa per dire), in fondo è il progresso, bellezza.

Peccato che il check-in di Malpensa affollato di viaggiatori, valigie e carrelli avesse molte più affinità con le caotiche scene delle Tentazioni di Sant’Antonio che mi stavo recando a rivedere, piuttosto che con un efficiente sistema aeroportuale.


Pazienza poi che l’aereo sia partito con un ritardo di circa due ore sulla tabella di marcia (per fortuna l’hostess era bionda e carina).


Ma quando giunto a Lisbona, dopo un’inutile attesa mi ritrovai a fissare un tapis roulant ormai deserto, senza nessuna traccia del mio borsone verde, compagno di tanti spostamenti, pensai con nostalgia o meglio con saudade alle mie vecchie quarantore ferroviarie.


I bagagli (i miei e quelli di una coppia milanese nelle stesse condizioni, con la quale formammo una temporanea task force per reclamare e recuperare il tutto) giunsero per fortuna la sera dopo, permettendo nel frattempo a me e ai due lombardi sopra citati di conoscere le delizie delle code agli sportelli e l’inquietante “miniera abbandonata” dei bagagli dispersi dell’aeroporto di Lisbona, dove un impiegato da noi ribattezzato l’Orsetto Duracell per la statura e i movimenti scattosi ci guidò in (infruttuosa) ricerca. Ammassati
alla rinfusa, più o meno suddivisi per compagnia aerea (questo secondo l'Orsetto Duracell), attendevano in silenzio chissà da quanto tempo svariati zaini e borse; valigie di ogni forma, colore e dimensione; carrozzine per bambini; un paio di tavole da windsurf e alcuni altri oggetti dalla forma meno chiara. Per tacere il fatto che mentre attendevamo il nostro turno, dall'antro della miniera venne portato fuori un barboncino ancora chiuso dentro la sua gabbietta da viaggio (nella quale dubito sarà possibile farlo rientrare in futuro...) Una volta liberato, notai che il cagnolino (che nel frattempo stava assaltando di leccate i padroni) aveva le zampe posteriori bagnate; non ho potuto fare a meno di pensare che era la prima volta che vedevo un cane che se l'era fatta addosso...


Ferragosto lisboeta - Escudos vs euro

O FernandoIeri come oggi. O forse no.

L’ultima volta che foi en Lisboa si era nello scorso millennio, era il 1999. Ora, dopo innumerabilibus vicissitudinibus, sono riuscito a tornare per una settimana (abbondante) di vacanza (breve) nella cidade branca che tanto adoro.

A vedere che cosa è cambiato e che cosa (per fortuna) invece no. Beh, per prima cosa sono cambiati i soldi: salutati gli escudos, anche in Portogallo si sono convertiti all’Euro, e dato che il tasso di cambio è di circa 200 (correzione!!!) escudos per ogni Euro, anche da queste parti i prezzi hanno subito un bel balzo in avanti, spesso con la furbata per cui quello che costava 100 escudos è passato ora a costare 1 Euro (anziché 50 centesimi, come sarebbe stato corretto...).

Per fortuna in Italia certe cose non succedono...............


Proviamo a ripartire...

Da Natale a (dopo) Ferragosto.
Quasi un'altra vita.
Vediamo se riesco a ricominciare questa specie di blog.